Vincent Giannico, "reporter
dell'arte", in giro per il mondo
di FABIO FERRANTE
In provincia di Chieti, ad Atessa, vive Vincent Giannico, artista tutto campo,
innovativo e interessante. Nasce presto la sua passione per l’arte. Gia da
piccolissimo modella qualsiasi cosa gli capita tra le mani. All’età di 10 anni
chiede per la comunione una macchina fotografica con cui inizia a “scattare” la
sua visione del mondo. Poi è un crescendo di dimostrazioni artistiche che vanno
dai video alle foto, dalla pittura alla scultura, dalle installazioni alle
performance e nella campagna dove cresce trova infiniti spunti di arte.
Nel suo laboratorio si possono trovare stracci, manichini, tele, cartoni,
oggetti di uso comune, pellicole e riviste.
“Mi piace definirmi reporter dell’arte - spiega Vincent Giannico – sono
un artista poliedrico e cerco di esprimere la mia visione del mondo nella
maniera che ritengo più ottimale usando tutte le tecniche possibili. Prendo
ispirazioni da tutto ciò che mi circonda, da una persona, da un pensiero, da
una rivista (ne compro a centinaia), da una conversazione ascoltata al bar. Da
tutto questo nasce l’idea dell’opera. Ad esempio l’opera Il buono e il
cattivo è nata da una chiacchierata con un mio amico che non sopportava la
scritta "Il fumo uccide" impressa sui pacchetti di sigarette. E così
ho rappresentato su un cartellone pubblicitario il pacchetto senza scritta (il
buono), e il pacchetto con la scritta (il cattivo)”.
Anche nella vita l’artista Giannico ha molte sfaccettature. E’ stato ufficiale
dell’esercito, speaker radiofonico, impiegato, operaio. “Ho chiesto ad un amico
di farmi lavorare per alcuni giorni nella sua miniera di carbone. E’
un’esperienza che voglio assolutamente fare”.
In provincia Giannico ci vive poco tempo: “Sono sempre in viaggio tra l’Europa
e gli Stati Uniti. Amo visitare posti nuovi per trovare nuove ispirazioni”. Ed
è proprio dai suoi lunghi viaggi che nasce l’idea dell’opera I Santi
preganti. “Mi trovavo in auto nei pressi di S. Giuseppe Jato, in provincia
di Palermo, e mi sono ricordato che in quel paese il boss mafioso Giovanni Brusca
aveva sciolto nell’acido un bambino. Mi ha colpito in quel momento il pensiero
del santo “testimone” di quel terribile delitto”
I Santi preganti è stata proposta per la prima volta il 26 gennaio in occasione
della conferenza stampa di presentazione dell’Arte Fiera di Bologna. Si tratta
di una performance live di tre ragazzi abruzzesi che, inginocchiati e vestiti
con gli abiti dell’iconografia classica dei santi, simulano la preghiera e
gesti mistici. "A Bologna ci siamo messi sul marciapiede di fronte alla
Fiera. La neve che scendeva quel giorno rendeva ancora più suggestiva la scena.
Molti dapprima guardavano la scena con aria divertita, ma poi, avvicinandosi,
cambiavano espressione. Infatti di fianco ai tre santi misi un cartello che
recitava: Siamo San Giuseppe Jato, San Luca, San Gennaro Vesuviano, ma anche
tre comuni delle province di Palermo, Reggio Calabria, Napoli. Purtroppo da noi
sono presenti mafia, ‘ndrangheta e camorra. Con la speranza che qualcosa cambi
e vengano tempi migliori, noi …. PREGHIAMO!!”
Il cartello chiarisce il senso della rappresentazione che gioca con i nomi dei
comuni.
“Ho organizzato tutto in due giorni - continua Giannico - grazie anche
all’aiuto di chi ha creduto in me. Ho contattato i tre miei amici studenti e ho
noleggiato i vestiti presso un negozio di Bologna. Per San Giuseppe e San Luca
abiti poveri della loro epoca, mentre per San Gennaro un abito da vescovo”. La
performance, visitata anche da Maurizio Cattelan, è stata riproposta alla
Biennale di Berlino il 23 marzo, alla Miart di Milano e l’intenzione
dell’artista è quella di proporla in un tour per l’Europa e a New York.
I Santi preganti ha dato una notevole visibilità mediatica a Vincent Giannico,
ma tra le sue ultime opere c’è anche il video OBL in USA: “In questo lavoro –
spiega – c’è un pupazzetto su di un carro trainato da uno scarabeo sacro che si
aggira, insieme ad un altro insetto, sulla cartina degli Stati Uniti. Il
pupazzetto rappresenta Osama Bin Laden e l’altro insetto un kamikaze”.
Tra le tante anche "Senza titolo": un grappolo di uva con palle da
tennis con la marca ben visibile al posto degli acini. L’autore si chiede in
quest’opera se, in un mondo legato ai marchi, un domani qualche multinazionale
non riesca a modificare geneticamente i frutti per far apparire il nome della
ditta.
Per spiegare meglio il suo lavoro Vincent Giannico cita una recensione di
Debora De Gregorio: “L’obiettivo dell’artista è quello di provocare gli animi e
le intelligenze, di scuotere l’osservatore e di portarlo ad una riflessione. La
performance non è altro che restituzione all’uomo di quello che già è suo:
vita, città, anima e cultura. Le opere di Vincent Giannico sono rivolte
all’uomo e trattano dell’uomo, del suo sopravvivere nella contemporaneità, di
tutto ciò che a lui è saldamente correlato: il tempo, lo spazio, la natura,
Dio. L’idea nasce all’istante, ma può prendere un tempo lungo di realizzazione.
C’è bisogno di quel preciso oggetto da impiegare, di quel vestito, di
quell’insetto. Gli elementi che compongono l’opera racconteranno quel preciso
fatto e non un altro”.